Fiorenza Pancino
Born in S.Stino di Livenza (near Venice) on january 1966, from 1998 has lived in Ravenna, Bologna and now lives in Faenza.
She got married in 2005 (in Venice's S. Marco cathedral) and has a 8 years son, Alvise.
Recent exibitions
2011
Galleria Ravasou “La ceramica contemporanea Italiana” Bandol, Francia
Installazione site specific “Nido di vespe”
Villa Abbondanzi, Faenza
2011 International Competition
Gyeonggi International Ceramix Biennale
South Korea
“Per nuovi viaggi”
Pancino-Mariani
Galleria Vecchia Pescheria
e Galleria l’Immagine di Cesena
Cervia
“Mamma dammi 100 lire”
Spazio Nibe - Milano
54° Biennale di Venezia
Padiglione Italia, Torino
2010
"PASSATO, PRESENTE, FUTURO"
Personale - Banca di Romagna, Faenza
"PUNTO G"
Evento collaterale al Festival
dell'Arte Contemporanea, Faenza
Collettiva Diario Pubblico
Spazio Nibe, Milano
2009
Installazione "Green City"
Golf Club "Le Cicogne", Faenza
"Omaggio alla terra" castello di Grumello, Bergamo a cura di P.Daverio e J.Blanchaert
Mostra personale Galleria Paradigma, Firenze
2008
Collettiva Galleria Venticorrenti, Milano
ArtGallery Admiral Parkhotel, Bologna
Artefiera CERCO, Saragoza, Spagna
Collettiva Anarcord
al Museo Carlo Zauli, Faenza
2007
Collettiva Museo
di Montelupo Fiorentino, Firenze
"Fuori di sè" Casa Rossini, Lugo, Ravenna
Collettiva Arte Contemporanea
Sala Albertini, Forli
"OraetLabora" Artecontemporanea a cura di C:Casali, Modigliana, Forlì
Collettiva Palazzo Zuckermann, Padova
MIART, Milano
con Galleria Techne Contemporanea
"Anarcord" alla Galleria Terre Rare, Bologna
2006
"Contemporanea" Artefiera, Forlì
Arteinfiera, Reggio Emilia
con Galleria Techne Contemporanea
4° Simposio Internazionale della Ceramica
Nove e Bassano, Vicenza
2005
"Mosaico Ceramico" Evento collaterale
alla Biennale di Venezia
a cura di P.Daverio, Venezia
"Fragile" Artecontemporanea a cura di G.Ruggero Manzoni, Settore-Territorio, Faenza
2003
Colletiva Galleria Comunale di Arte Contemporanea, Portogruaro, Venezia
2002
Personale Galleria Jean Blanchaert, Milano
2001
Personale Galleria "Il Fischio", Torino
"Faenza Oggi" Rifugio Gualdo, Sesto Fiorentino, a cura di Josune
Ruitz de Infante, Firenze
Personale al Circolo degli Artisti, Faenza
Awards
2011
Menzione d'onore al
2011 International Competition
Gyeonggi International Ceramix Biennale
South Corea
2010
Primo premio
Concorso DERUTA, Pesaro
2005
17° Lilliput Ceramic World Exhibition
2004
"Ceramic Plates" Zagabria - Croatia
"1st European Ceramics Competition" Amauroussion - Greece
7° Biennale Int.le Ceramica CAIRO Egypto
2001
Premio Internazionale
"Viaggio attraverso la Ceramica 2001"
Vietri sul Mare (SA)
1998
Primo Premio
Concorso "Opera Prima Ceramica '98"
Voltana, Ravenna
Galleries
Galleria Jean Blanchaert-Milano
Terre D'Arte – Torino
Miagalleria – Faenza
Galleria Terre Rare - Bologna
Testi critici
Jean Blanchaert
Fiorenza Pancino gioca con la ceramica come Gioacchino Rossini giocava con la musica.
In arte è assai pericoloso scherzare se non si conoscono le regole del ritmo,i dictat dell’armonia, la ferrea disciplina del contrappunto e se non si possiede quella speciale fantasia matematica senza la quale è impossibile creare una melodia ascoltabile. Queste fondamenta in Fiorenza Pancino sono talmente radicate che le consentono di rendere lo scherzo ceramico naturale, apparentemente facile e scoppiettante. Le sue narrazioni in terra,cotta,colorata e ri-cotta,sono sì allegre e spiritose, ma non rinunciano mai a raccontarci qualcosa di serio.
Nell’argot degli ostetrici,”pancino”significa incinta di tre mesi. Tutti sappiamo che Fiorenza viene da fiore. Fiorenza Pancino è dunque un fiore da poco tempo in stato interessante .E’quindi in uno dei periodi più felici nella vita di una donna,| quando si sente un’altro essere crescere in sé. Questo destino di entusiasmo creativo che le viene dal nome e dal cognome si vede in ogni sua opera .Se lo scoiattolo di Maurizio Cattelan si tira un colpo in testa accasciandosi su un modesto tavolino,il lupacchiotto al terzo fuoco della Pancino si sdraia invece sull’erba, per riposarsi,insegnando la posizione anche al coniglio e allo stambecco bianco i quali poi si rialzano per andare a conoscere il topastro di Art Spiegelman, anch’egli spiritoso, ironico e pieno di storia,elegante negli smalti e nei lustri argillosi come se ad abbigliarlo fosse stato l’ultimo imperatore, Monsieur Garavani da Roma. Non c’è lezione che la Pancino non abbia perlomeno ascoltato una volta, grazie alla sua congiunzione astrale, dove la Luna è in Saturno e Giove in Acropoli. Ella passa dalle terre cotte ascelleane sino alle crete a noi contemporanee: maialino si arrampica su sasso striato mentre farfalla gli fa il solletico. Riunione di condominio al congresso degli animali: alcuni delegati perorano delle cause. Vengono servite conchiglie, falene, maggiolini. Per il gusto degli occhi. Vedere i lavori di Fiorenza Pancino dà gioia, quella gioia strana che coglie di sorpresa quando le assurdità quadrano. Fili d’erba, pomodori rossi e blu, paganiniane esercitazioni dove il gusto impeccabile non è un merito, ma un dono. Se Andre Leon Talley ha detto che il lavoro di Monsieur Garavani è un meraviglioso trionfo di volontà, si può sostenere che i risultati panciniani equivalgano a un rodeo di successo. L’artista, l’autrice, ha saputo domare il suo talento imbizzarrito con determinazione, sottomettendolo a un duro ed implacabile metodo di procedere. Quando l’ortodossia riesce ad aver ragione di un mare forza nove, si hanno buoni risultati nell’arte, nell’artigianato, negli ippodromi ed anche nella vita privata. Forse perché è nata non lontano da Asiago, Pancino è affetta da altopianite acuta. Trattasi di bella afflizione: ella porta in alto il prato maiolico creando una struttura cilindrica che avvicina di molto i fiori, i fili d’erba, i quadrifogli allo spettatore. Più di un artista contemporaneo che aveva capito male Picasso e Chagall si è sentito libero di scrivere senza ortografia. La Pancino, invece, appartiene ancora a un mondo antico. Il piccolo catalogo che pubblicammo nel 2002( edizione Oreste Genzini e Philippe Daverio) in occasione della sua prima mostra alla nostra galleria, si intitolava <La principessa sul pisello>. La foto di copertina mostrava Pancino col pancione (nono mese) scoperto. Alvise Migotto, difatti, ha oggi otto anni. L’esposizione era dedicata alle Yoni, generose, caste, altere, inaccessibili. E ai loro vestimenti che si chiamano mutande. Pancino, forse grazie al pancione, seppe allora descrivere con sottile eleganza gli stati d’animo di queste valchirie yonizzate che tanto condizionano le sorti del mondo. Recentemente, in piazza, a Faenza, ha messo in scena un’interessante rappresentazione con il brutto nome inglese di performance. Era dedicata al Grafenberg spot, o punto del sole, o punto del piacere. E’ iniziato per Fiorenza Pancino il periodo delle installazioni. Bertozzianamente e casonianamente, nel senso anarchico di questi avverbi, non in quello stilistico, si muove Pancino quando crea alberi di ceramica, accostando piccoli pezzi bianchi e cotti quasi fossero ossa di un museo di storia naturale.
Nei lavori di Gola c’è poesia tridimensionale col rumore dell’anima e l’amore per le farfalle libere nel cielo.
I lavori del Cuore registrano i telegiornali della sera: <ti regalo un fiore, ma sono proiettili>.
<Seduttiva, allucinata, depressa, euforica>. Si decida signora Pancino. Questi sono i lavori di Pancia.
Nei lavori di Pube ci sono le famose Yoni di cui abbiamo già parlato.
A clean car is a sign of a sick mind, recita un nuovo adagio inglese. Se ne ricorda la Pancino quando compone <harmony of the order maniac>. E’ un lavoro di Mano.
Se i lavori di Piede sono come questo <torte a villa Emaldi> allora la Pancino non ha nulla da invidiare a Edson Arantes do Nascimiento, quel grande artista brasiliano nato il 23 ottobre 1940 nella città di Três Corações ( Tre Cuori) nella provincia di Minas Gerais, nello stato del Brasile.
E se anche Fiorenza Pancino di cuori ne avesse tre? Uno veneto, uno romagnolo ed uno italiano?
Claudia Casali
Giudizi fittili In uno dei suoi primissimi lavori Louise Bourgeois mise in mostra la sua casa, tipicamente borghese, in una gabbia sotto una grande ghigliottina. Quella che divenne in seguito un’icona dell’arte contemporanea nascondeva un grande disagio, uno sconcerto e un disappunto nei confronti dei legami famigliari, della sessualità e della società bigotta. L’artista ritornò negli anni sul tema della gabbia, da lei definita come un oggetto che “mostrava un’insuperata e insanabile contraddizione”, creando grandi installazioni dal titolo Depression. Recentemente anche Mona Hatoum ha creato grandi gabbie dal titolo Interior landscapes (Paesaggi interiori), delimitate da filo spinato, evocando nuovamente una provocazione, per lo più socio-politica, dall’inquietante significato.
Ho voluto citare questi due esempi illustri non a caso prima di introdurre il lavoro di Fiorenza Pancino. Sembra un tema tipicamente “femminile” quello della gabbia che in questa mostra assume diverse sfaccettature: in sé e per sé è una gabbia, ma diventa anche corona o più intimamente una sottogonna. È libera e leggera ma può nascondere e contenere, innalzare e sottomettere. È in questa varietà di significati che si deve leggere il lavoro di Fiorenza Pancino presentato all’interno della trilogia Passato, presente, futuro. Un titolo certo ambizioso che vuole trarre le somme di un percorso artistico finora svolto attraverso il linguaggio della ceramica e che oggi intende andare “oltre”.
È indubbio il fil rouge femminile che domina il suo linguaggio che appare ora invece come il superamento dello stereotipo dell’oggetto ceramico per giungere alla creazione di vere e proprie installazioni di ampio respiro. Non più il vaso o il contenitore che inevitabilmente richiamavano alla quotidianità dell’uso ceramico ma un nuovo utilizzo che entra prepotentemente nella contemporaneità artistica.
C’è sempre una continuità poiché tanti richiami morfologici e cromatici sono una costante negli anni ma appare l’idea di costruire un percorso intellettuale che dia nuovi significati ad un linguaggio antico, come quello della maiolica, attingendo ad altri significati che guardano anche alla dimensione performativa dell’arte contemporanea.
Passato, presente, futuro guarda a qualcosa che è stato, che si è vissuto, con uno sguardo verso ciò che si svilupperà, passando attraverso l’ineluttabile presente. L’artista sente la necessità di fermarsi a guardare se stessa in una dimensione temporale di riflessione e bilancio. Già la performance del Punto C in occasione del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza aveva mostrato una nuova attenzione al mezzo artistico che nella video-intervista trovava la sua più completa realizzazione. Ora, con questa mostra, si va oltre, cercando di raggiungere nuovi, ricercati ed ipotetici approdi anche eludendo la dimensione ceramica.
Il Passato di Fiorenza Pancino è rappresentato da L’armonia dell’ordine maniacale, nelle versioni monocrome bianca e nera (realizzata anche a più colori ed esposta nella sede milanese della Galleria Blanchaert). Questa grande installazione presenta contenitori di forme già visti e utilizzati, con granaglie, fiori e semi. Si tratta di un riassunto formale della propria poetica fino ad oggi elaborata. A questo stato appartiene anche L’albero della vita che mostra una certa vivacità formale, quasi dinamica, nel suo completo monocromo nero. In questa fase vi è l’assoluto superamento della dimensione ironica e ludica, a volte fine a se stessa, che ha caratterizzato i primi lavori: non più attributi femminili, o elementi fitomorfi, volutamente naif, ma la consapevolezza di ricreare un organico e completo privatissimo prontuario morfologico, quasi da ossessione collezionistica ed ordinatrice.
Il Presente coincide con la grande installazione di corone e gabbie a muro, già citate, attualissime nel loro creare un disagio nel fruitore. Forse è l’ambiguità del segreto che celano, o più semplicemente la difficoltà nel recepire gli accordi tra gli elementi che le compongono. Le corone sono gabbie, le gabbie sono cassette o casette, che raccolgono pensieri, che fungono da barriere, che si intersecano a creare un parterre di disturbo. L’allestimento verticale ha una funzione rilevante nel disorientare il pubblico: aggettanti e insidiose queste forme si arrampicano sulla parete, se ne appropriano quasi a creare sinuosità, diventando una massa dinamica.
Il Futuro per l’artista è uno stadio dove, stranamente, sembra che una qualche certezza prenda il sopravvento sulla dimensione incognita. Un ponte maiolicato con i colori chakra (o dell’arcobaleno) si impone allo spettatore, in un disturbo cromatico non dissonante. Il ponte prevede un passaggio, una scelta, un bivio tra passato, presente e futuro. E in questa difficile riflessione si inserisce la realizzazione di un video dal titolo Giudizio personale. Ciò che ha caratterizzato il lavoro di Fiorenza Pancino in questi ultimi due anni è proprio l’attenzione alla persona, all’interazione tra le parti, al rimettersi sempre in discussione, aspetto quest’ultimo di non facile trattazione. Il video volutamente in bianco e nero, che denota imparzialità, presentato per questa mostra faentina, riscopre uno dei leit-motiv ricorrenti della poetica dell’artista per cui l’arte è un dono, un luogo senza giudizio, che scopre una parte di mondo sconosciuta, un territorio di sintesi. Gli otto personaggi (un prete, un politico, un insegnante, una persona in sovrappeso, un galeotto, uno straniero) sono stati scelti per interpretare se stessi, per mostrarsi nella loro veste pubblica e privata, conoscendo i propri limiti e mettendosi a nudo. Questo lavoro mostra come per l’artista il fare arte sottolinei la necessità di accettare il proprio limite e il giudizio altrui (se costruttivo, s’intende) che diviene elemento fondante del passaggio successivo, ovvero dell’attraversamento di qualsiasi ponte, purchè sia in una dimensione assolutamente dialettica. Guardare oltre, andare oltre. Osare consapevolmente. Questo è il monito.
Gian Ruggero Manzoni
per progetto "Fragile" intervista:
GRM: Ceramica, scultura e installazione...
FP: nasco ceramista 10 anni fa, ma entro quasi subito in conflitto con questo mondo regolato da troppi codici estetici, formali e tecnici.
Mi interessa il risultato del lavoro artistico, l'emozione, il percorso intellettuale che lo precede, la libera espressione (libera da un esasperato tecnicismo).
La ceramica è scultura e pittura insieme e racconta il lato più ludico-ironico di me stessa, quello che io scelgo di rappresentare ed essere.
La mia attenzione è rivolta al mondo dell'arte "altro" e quasi naturalmente le mie mostre diventano installazioni a tema e non esposizione di oggetti solo belli, sculture figlie di artistindividualisti.
La ceramica per essere contemporanea ha bisogno di rompere con i vecchi modelli con le forme e i codici ereditati dal passato.
GRM: la tua è dimensione artistica postmoderna o che altro?
FP: Si, probabilmente si, ma in maniera inconsapevole. Il mio lavoro si sposa con molti degli elementi che caratterizzano questo fenomeno artistico-culturale come la ripresa di elementi decorativi e figurativi, la rivalutazione della creatività dell'artista e la contaminazione fra stili e materiali.
Lo scambio con il critico d'arte, penso, serva proprio a questo.
Josune Ruitz de Infante
...Nella Stanza di Fiorenza c'è un ordine paradossale: un disordine ricreato, sistemato, installato. L'artista costruisce, anzi decostruisce, le tracce di un verosimile "giorno dopo" l'orgia o la riunione di sole donne scatenate, sempre più consapevoli della loro potenza creatrice e della loro creatività.
La ceramica è un'arte a "misura" di donna, un "mestiere" ancestrale creato dalle donne ai tempi del loro potere matriarcale. Questa evidente prerogativa di genere è stata ben capita e interpretata da tante donne artiste della contemporaneità recente, che hanno elaborato discorsi visivi e formali di grande impatto intellettuale: Judy Chicago, Ana mendieta, Marisa Merz, Niki de Saint Phalle, sono soltanto i nomi più eclatanti tra le infinità di artiste che portano avanti riflessioni critiche sui modelli culturali altri, sulla soggettività femminile e sulla pratica "manuale" dell'arte.